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Origami: tutti i colori e i segreti di un'arte secolare

Al Creattiviamo, Manuel Speziale ed Ervis Hoxha ci raccontano come hanno iniziato a "piegare la carta"

L'arte del piegare la carta. E' il significato della parola giapponese "origami" ed è uno dei temi principali del Creattiviamo di questa edizione 2016, incentrata sul riciclo e sul rispetto dell'ambiente. Un gioco che ci riporta all'adolescenza, a quando eravamo bambini e cercavamo di creare barchette o aeroplanini che potessero spiccare il volo dalle nostre mani, semplicemente piegando un foglio di carta in poche mosse. La semplicità di una serie di gesti che però, con un po' d'impegno e di passione in più, si può tramutare anche in vera e propria arte, fatta di forme più complesse e colorate. E ad insegnare agli iscritti del workshop di mercoledì 23 sono stati due tutor, giovani, ma dalla pluriennale esperienza: Manuel Speziale, creatore della pagina facebook "SalernOrigami" ed Ervis Hoxha, laureato in Scienze Politiche con la passione per l'origami.

-Ciao Manuel, allora iniziamo subito col dirci come hai iniziato e da quanto tempo crei origami.

Ho questa passione da circa undici anni quando un giorno, quasi per sfida, cercai di fare colpo su una ragazza creando per lei un paguro. Non venne molto bene ma decisi di rifarmi e inizia ad approcciarmi a quest'arte. Quello che dico sempre è che ci vuole una passione grande per avere altre passioni. La ragazza andò, la passione per gli origami rimase.

-Cosa provi quando li crei e cosa cerchi di dare alle persone a cui insegni?

Fare origami è stato un modo per passare il tempo con gli amici, per non fumare una sigaretta in più, per avere un momento di tranquillità da dedicare a me stesso quando ho tempo. E' molto bello, mi diverto. Ci vuole molta pazienza nel fare origami. Non tutti sono portati, ma cerco di inculcare loro quest'arte tramite l'ironia, come cerco di fare costantemente nella vita. Essere divertente, parlare con le persone, coinvolgendoli e dare la mia carica e la tranquillità derivante dalla voglia di creare un qualcosa di bello.

-Come hai iniziato?

Un giorno decisi di iniziare un qualcosa che a prima vista può sembrare stupido. Creavo degli origami e li lasciavo in giro, abbandonati in città, in modo che le persone potessero prende questi origami in cerca di un padrone. Un giorno un mio amico mi consigliò di aprire una pagina su facebook e fare foto dei miei lavori. La prima opera di cui fui davvero soddisfatto è un dragone, circa nel 2009, che venne bene nonostante non avessi nemmeno la carta adatta. Era più difficile da fare ma riuscì bene, ma non lo tenni. L'ho abbandonato in città, dato che non mi piace attaccarmi alle cose materiali. Mi bastava sapere che ero riuscito.

Hai un sogno, un qualcosa che vorresti ancora creare? E un aneddoto?

Un aneddoto? Beh, molte ragazze mi chiedono di fare degli origami. E alla fine con qualcuna ci faccio anche l'amore - ride - Ed è molto bello. Il mio sogno invece è quello di creare un lavoro in slow motion con gli origami. Non ho ancora pensato al senso del video, ma mi piacerebbe molto. Non ho progetti al momento, non mi piace programmare. Faccio quel che viene, come lo sento.

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Sogni e progetti anche per Ervis, che ci racconta come ha iniziato.

Penso che tutti, da piccoli, abbiamo fatto una barchetta di carta. Ma a farne di seri ho iniziato circa sei anni fa. Ero in vacanza in Turchia e facevo sempre una rosa creata da Robert J. Lang, un matematico americano diventato famoso per i suoi complicati origami. Pensa che per lui è iniziata come una passione e poi è diventato un lavoro, nel quale vengono addirittura usati dei software complessi per capire come piegare la carta e in quante pieghe creare determinate figure. All'inizio fu un modo anche per potermi approcciare alle ragazze - ride - ma non ha mai funzionato. Ciò mi ha stimolato a fare altre cose, altri lavori. La svolta è arrivata quando mi hanno chiesto di creare una mostra di origami nel Centro storico, al Bai. Sapevo che sarebbero arrivate anche altre persone a vederla, non solo gli amici. Poi mi hanno chiamato per il primo Giffoni Film Festival, nel 2013, al quale sono seguiti altre due edizioni tra cui quest'anno. Lì è diventata qualcosa che non ti dava solo la soddisfazione d'insegnare qualcosa ad un bambino o ad un adulto, ma qualcosa che poteva diventare anche una forma di guadagno, che non fa mai male.

Cosa cerchi d'insegnare ai bambini ma anche ai genitori?

Quello che cerco di insegnare ai bambini e, di conseguenza, ai genitori è che l'origami non è solo la soddisfazione di esser riuscito a creare qualcosa con le proprie mani, ma anche la capacità di staccarsi dal mondo della tecnologia, dei cellulari, dei social network. Concentrarsi ed avere pazienza per costruire qualcosa che è tuo e di nessun altro. Ti distacchi, entrando in una dimensione tutta tua, ed è un momento di rilassamento che aiuta tantissimo. A me ha aiutato tanto, un modo per spezzare quella quotidianità che tutti dicono sia diventata pesante ma non troviamo un modo per spezzarla. Quello che mi piace davvero è che il mondo degli origami non ha limiti.

Concludiamo con la domanda sul futuro. Un tuo sogno nel cassetto?

Il mio sogno? Quello di creare un drago particolare. Lo vidi tempo fa e me ne innamorai. Il giorno che riuscirò a completare quel drago allora potrò dire a me stesso: si, davvero so creare gli origami.

 

Foto salernoagenda


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