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Serena Abrami: "Fossati nel cuore, X Factor solo un tassello"

La giovane cantautrice marchigiana si racconta durante il suo live al Gatsby di Eboli, tra teatro, musica ed impegno sociale

Continua il binomio tra musica d'autore e lo splendido scenario del Gatsby di Eboli. Due anni all'attivo per il locale di piazza San Cosma e Damiano, immerso in un rilassante giardino, tra pallet, cuscini, candele e le raffinate miscele alcooliche create ad arte da cultori del buon bere. Ad aprire la programmazione di luglio, con la serata di sabato 1, è stata Serena Abrami, talentuosa cantautrice marchigiana che vanta una carriera ricca di soddisfazioni, tra cui la partecipazione all'edizione del 2011 del Festival di Sanremo e tante collaborazioni artistiche. Due dischi all'attivo, impegni continui sul fronte live, attività teatrali: un volto nuovo da tenere in considerazione e seguire con attenzione.

Cordiale, disponibile e di infinita dolcezza, ci ha concesso un'intervista prima del concerto:

- Ciao Serena, benvenuta sulle pagine di salernoagenda. Stasera sei ospite qui, al Gatsby ad Eboli. E' la prima volta che ti esibisci in Campania o hai già avuto modo di calcare i palchi della nostra regione? Come giudichi la scena musicale del sud Italia?

Ho avuto l'onore ed il piacere di esibirmi già ad Eboli, al Buatt, e sono rimasta sorpresa dalla ricchezza della scena musicale qui in Campania, visto che, tra l'altro, qui ad Eboli viene organizzato ogni anno un festival d'importanza nazionale (il Disorder, ndr). Nella maggior parte dei casi, l'accoglienza è più calorosa rispetto al nord e io che sono del centro, mi sento "Sud Inside". I locali inoltre sono molto accoglienti con noi artisti. Sono cresciuta con la voce di Meg e i 99 Posse, ma mi piacciono anche le voci folk come Rosa Balestrieri e Maria Carta, che ho molto studiato in un percorso di ricerca etno vocale.

- La musica fa parte della tua vita fin da quando eri piccola. Quali sono gli artisti che, negli anni, hanno influenzato la tua formazione musicale e quelli ai quali ti ispiri nel comporre musica?

Ce ne sono tantissimi, sono stata sempre molto curiosa. Mi sono approcciata alle grandi voci del jazz da ragazzina, come  Nina Simone, Billie Holiday, Diane Shuur  per poi avvicinarmi ai grandi cantautori italiani, come Battiato e De Gregori. Un approccio alla musica italiana di stampo cantautorale ma anche sperimentale: Fetus di Battiato è stato uno degli album che ho più ascoltato. Ho poi spalancato la visuale e il cuore alla musica internazionale: R.E.M., Radiohead, PJ Harvey, tanto per dirne alcuni.

- Due album all'attivo: "Lontano da Tutto" del 2011 e "Di Imperfezione" del 2016. Riusciresti a descriverci le peculiarità di entrambi in poche parole? Quali sono le differenze sostanziali tra i due lavori?

La differenza sostanziale è che "Di Imperfezione" mi appartiene molto più del primo: tutti i brani, tranne uno che è del mio produttore, portano la mia firma. Su "Lontano da Tutto" c'è una Serena più interprete, anche se quell'album contiene comunque dei miei brani.

- Diverse le collaborazioni con artisti di spessore: da Ivano Fossati a Max Gazze, da Rocco Papaleo a Niccolò Fabi, giusto per citarne alcune. Quale tra queste ti è particolarmente rimasta nel cuore e perchè?

Quella con Ivano Fossati: poter collaborare con un pilastro della musica italiana, mai vendutosi alla musica più commerciale mi ha molto arricchita. Mi ha anche dato conferma che spesso i più grandi artisti sono anche i più umili e i più curiosi verso la musica "giovane".

- C'è un aneddoto relativo alla tua partecipazione alla II edizione di X Factor che racconti con piacere? Com'è stato il tuo rapporto con Simona Ventura?

Con Simona Ventura non c'è stato un vero e proprio rapporto. I giudici non facevano parte della mia quotidianità, ma sono stata seguita dai vocal coach. E' una parentesi fatta per divertirmi ma non posso parlare di "umanità". E' un acceleratore di visibilità e lì sono stata notata da Ivano Fossati, che ha poi prodotto il mio primo disco oltre ad aver scritto per me un brano. Lo considero un dei tanti tasselli della mia carriera. Peccato solo non aver avuto Manuel Agnelli come giudice.

- Hai partecipato al Festival di Sanremo nel 2011 col brano "Lontano da Tutto" e ti sei classificata al quarto posto nella categoria "Nuove Proposte". Come giudichi questa tua esperienza? Nell'epoca dei social network pensi che il festival del canzone italiana sia ancora utile per far conoscere al grande pubblico un artista emergente?

Per certi versi si, per altri no. Chi sa utilizzare bene i social network  e sa essere accattivante con un canale Youtube, non ha bisogno di Sanremo per avere visibilità. Io che nella vita sono molto timida e non mi piace mettere video su Youtube, non è nel mio carattere, necessito di un aiuto esterno." Lontano da tutto" ha per questo motivo ricevuto un buon supporto dalla kermesse. Anche quello però è un programma televisivo: quando ci sono i riflettori accesi, se non ti gestisci bene, puoi facilmente sparire, quando in realtà continui a fare tanto. Ho vissuto un periodo di passaggio, con la EMI che stava chiudendo e l'affermazione delle etichette indipendenti. Adesso, se dovessi rifare Sanremo lo farei con alle spalle un'etichetta indipendente e non una major.

-Da alcuni anni sei attiva anche nella scena teatrale. Raccontaci in che modo sei riuscita a mettere la tua voce al servizio di questa splendida forma d'arte e quali sono state le esperienze per te più significative.

Mi sono approcciata al teatro in punta di piedi, sempre con il canto e mai come attrice. E' ovvio che il corpo però va gestito in un certo modo in scena, così come anche su di un palco, quando si fa musica.  Tra le esperienze più belle, ricordo la collaborazione con la scrittrice Lucia Tancredi, con cui abbiamo musicato il suo libro "La vita privata di Giulia Schucht" incentrato sulla vita della moglie di Gramsci, attraverso una ricerca basata su romanze russe, canti partigiani, canti folkloristici italiani degli anni '20 e '30. Uno spettacolo piuttosto "resistente"  come lo sono io. Un' altra bella esperienza teatrale si è poi concretizzata in uno spettacolo molto carino sulla dark wave milanese degli anni 80. Con un gruppo della mia zona, La Scena Franca, e in particolare con il loro chitarrista Enrico Vitali (che mi accompagna questa sera) abbiamo messo in scena un libro che parla del movimento dark degli anni '80 in Italia e in particolare a Milano.

-La tua carriera artistica è costellata da tante iniziative benefiche. Quanto un artista può contribuire a sensibilizzare le coscienze verso problematiche sociali?

Tantissimo, ma a mio parere non è mai abbastanza. Ci sono tante cause che vorrei appoggiare di più, ma non è sempre facile per un artista emergente. Quando si sta sul palco bisognerebbe sempre veicolare un messaggio, io ne sento il bisogno. C'è chi ha altri pensieri e non dico sia sbagliato, ma personalmente non vedo la musica come semplice intrattenimento. Sia che si tratti di racimolare fondi per la Siria, o per i miei conterranei colpiti così duramente dal terremoto, o per un canile o per associazioni che si occupano di disabilità, io sono sempre in prima linea.  


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04-07-2017

di Marco Priore

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